$this->setGenerator(null); A Galatina per la Festa di S.Pietro e S. Paolo
 

 

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Zygmunt Bauman una volta scrisse “Il successo nella vita di uomini e donne postmoderni dipende dalla velocità con cui riescono a sbarazzarsi di vecchie abitudini”. Chi oggi sopravvive, proteso verso il futuro ed il domani, non trova il tempo per guardarsi indietro. La velocità ci rende assuefatti ai cambiamenti repentini, in un turbinio di sterzate improvvise nell’arco delle nostre esistenze. Perdiamo di vista i concetti, ci ingozziamo di vita in pillole e felicità a momenti. Non c’è spazio in questo susseguirsi per ciò che è rimasto indietro, per il rito, per i ricordi, per le tradizioni.

Penso a tutto questo mentre vedo uscire dalla Chiesa Madre di Galatina le statue di San Pietro e San Paolo, portate in processione da uomini elegantemente vestiti, le congreghe della città e le note dei fiati della banda. Come ogni anno, questo piccolo centro nel cuore del Salento si prepara ad accogliere così la sua festa patronale del 28, 29 e 30 Giugno. Mentre tutto fluisce nella “società liquida”, in questo paese del profondo meridione continua a riviversi il rito del ritrovo comunitario per celebrare il calendario dei santi.

Non molti sanno che la festa dei SS. Pietro e Paolo rappresentata la culla di quel tarantismo che oggi, pian piano, viene esportato e raccontato tutto il mondo: è a Galatina, infatti, che San Paolo con l’acqua benedetta di un pozzo guarì le contadine morse dalla tarantola velenosa. Ed è qui che questo fenomeno ha continuato ad esistere, nella superstiziosa credenza medievale, fino agli anni ’60 del Novecento. Oggi non rimane alcuna traccia di quelle grida assatanate e di quelle danze al confine tra il sacro ed il profano che furono oggetto di studio dell’antropologo Ernesto De Martino. Ma lo spirito comunitario di questo paese che si riscopre a fine Giugno ancorato alla sua tradizione contadina, continua a rimanere vivo nell’anima della festa: bellissima la "Notte delle Ronde" nella sera del 28 dove, fino a tarda ora, la celebrazione dei santi è stata accompagnata dai ritrovi spontanei di alcuni tamburellisti che hanno suonato e cantato coinvolgendo nella pizzica la folla festante.

Tra le luci delle luminarie ed il sapore antico che si respira, capiamo come questa festa possa diventare motivo di promozione turistica del territorio, vista la presenza dei numerosi turisti che iniziano a girovagare per il Salento durante la stagione estiva.

“Partire, anzi, ripartire dalla festa patronale per riscoprire la propria identità” racconta Cristina Dettù, la giovane assessora alla cultura di Galatina “creare una strategia culturale con alla base la tradizione significa riconoscersi nella storia, nelle immagini, nei racconti, nei suoni e nei profumi di una città e di una terra che legano a doppio nodo. Abbiamo voluto coltivare l’orgoglio e l'identità di ogni singolo cittadino con l'obiettivo che ciascuno di loro possa sentirsi fiero delle proprie radici e trasmettere la passione agli altri. Tutto ciò con la consapevolezza di non fermarsi mai e seguire il movimento del tempo guardando con gli occhi dei ragazzi, di chi vuole rimanere a "casa" per farla diventare la casa di tutti.”

Riscoprire e riscoprirsi tra le vie di un centro storico che diventano per tre giorni alveo di racconti e parole antiche che non esistono più. Se vi siete persi nei meandri di una società globale che va di fretta, Galatina vi racconterà le storie di una cultura che sopravvive nella resistente lentezza del luogo. Che oggi diviene prodotto di esportazione, ma che continua ad abitare negli occhi di chi ama queste terre.

 
 

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