$this->setGenerator(null); Congresso + Europa Mozione Per una vera Cittadinanza Europea in una Europa Democratica
 

 

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“We are from Europe”

“We are from Europe!”: in un video del salvataggio di alcuni migranti nelle acque del Mediterraneo, pochi giorni fa, si sente il soccorritore rassicurare con queste parole i migranti in attesa di aiuto: “we are from Europe!”.
La ONG di questa storia, Sea-Watch, è tedesca, ma i suoi attivisti vengono da tutta Europa.
È normale per loro dire “we are from Europe”

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Un dato che non piacerà ai nazionalisti duri e puri: in Italia una coppia su 20 è mista, ossia è una coppia in cui uno dei due partner è nato in Italia e l’altro in un altro paese. Su base europea il dato sale a una coppia su 12. E le statistiche mostrano che la tendenza, in Italia e in Europa, è in aumento.

E anche questo: l’anno scorso c’erano nell’Unione europea 17 milioni di europei che vivevano e lavoravano in un paese diverso dal loro paese di origine. Dieci anni prima erano meno della metà, 8 milioni. E non si tratta solo di una élite di laureati col master né di un fenomeno riducibile ai giovani e alle varie “fughe dei cervelli”: in quei 17 milioni sono ben rappresentate tutte le fasce sociali e tutti i tipi di lavoro.

Il paradosso di questi dati e di queste storie è che mostrano che le vite degli uomini e delle donne europee stanno andando in una direzione opposta a quella presa dalle istituzioni e dalla politica europea. Da quando è fallito il progetto di Costituzione europea più di un decennio fa, l’integrazione politica d’Europa si è fermata, ma la società europea sta diventando sempre più paneuropea, sempre più transnazionale.
Lo stesso successo elettorale dei populisti, in diversi paesi europei, è a ben guardare una conferma del carattere paneuropeo delle nostre società: i populisti ripetono in Italia le stesse cose che dicono in Francia, in Ungheria e così via dicendo. Invece di evidenziare le peculiarità nazionali, anche la retorica anti-europeista usa suo malgrado un linguaggio transnazionale.

Una vera cittadinanza europea…

Perché un italiano che vive in Germania non può votare alle elezioni tedesche? Perché una francese che vive in Italia non riesce a trovare lavoro in alcuni settori che sono riservati esclusivamente italiani? Sono cittadini europei sia gli uni che gli altri, ma che vengono discriminati rispetto agli autoctoni. Le legislazioni nazionali in Europa continuano a non prendere atto del carattere paneuropeo che ora le nostre società hanno acquisito.
Spesso si sente dire che un demos europeo non esiste, che non può esistere perché in Europa parliamo lingue diverse. Ma non è vero: i cambiamenti sociali e il progresso tecnologico hanno reso le obiezioni superate.
Infatti, anche se l’Europa rimane ancora tutta da fare, i cittadini europei esistono già, occorre solo riconoscerli.

È necessario rimuovere gli ostacoli creati dalle discriminazioni basate sulla nazionalità all’interno degli stati membri, discriminazioni che impediscono di dare alla cittadinanza europea il significato pieno che le appartiene.
Ad oggi, la cittadinanza europea è aggiuntiva e complementare a quella nazionale, ma non può esistere senza quella. Questo comporta diversi problemi pratici, per esempio per i milioni di britannici che saranno presto collettivamente privati della loro cittadinanza europea.

PIU’ EUROPA deve impegnarsi per rimuovere le discriminazioni basate su nazionalità fra cittadini europei:

    1) Dare piena attuazione alla mobilità delle persone nell’Unione, ivi compresi i lavoratori. Occorre rimuovere gli ostacoli che complicano l’esercizio di un mestiere o di una professionalità in un paese diverso da quello di origine. Deve essere garantita una più ampia impiegabilità dei cittadini europei anche nel settore pubblico di un altro paese europeo.

   2) Garantire per tutti gli europei un sussidio di disoccupazione europeo complementare a quello nazionale, insieme ad altre misure di sostegno a  coloro il cui reddito scende al di sotto della soglia di povertà (introdotto inizialmente in forma sperimentale e da confermare sulla base dei risultati).

  3) La rimozione delle discriminazioni basate sul principio di nazionalità deve essere applicata anche per l’accesso alle forze armate e alle diplomazie europee, per favorire – nell’attesa di un esercito europeo - il passaggio a eserciti (e diplomazie) europeizzati.

 4) Assicurare i diritti politici dei cittadini europei in tutta l’Unione, con piena partecipazione alle elezioni di ogni grado in ogni paese dell’Unione (incluse le elezioni parlamentari).

 5) Assicurare la autonomia della cittadinanza europea rispetto alle cittadinanze nazionali, di modo che un cittadino non possa perderla una volta acquisita.

…in una Europa democratica e sovrana
La piena attuazione della cittadinanza europea deve anche significare rendere le istituzioni europee più direttamente responsabili di fronte ai cittadini europei.
L’Unione Europea si trova ad affrontare sfide globali presenti e prossime venture che non potranno essere vinte su base nazionale e che richiederanno una nuova fase di integrazione europea: dai problemi ambientali alle migrazioni, dal cambiamento climatico alla governance delle nuove tecnologie come la AI e i big data, alla trasformazione del lavoro che ne conseguirà, dalla globalizzazione dell’economia agli investimenti in infrastrutture paneuropee.
Internamente, la Ue avverte la necessità impellente di completare l’unione monetaria con la creazione di una unione economica, dotata di strumenti finanziari per condurre politiche europee di crescita e stabilizzazione.
Questa ulteriore integrazione ed espansione di funzioni a livello sovranazionale dovrà necessariamente accompagnarsi a un aumento della rappresentatività democratica delle istituzioni europee, che dovranno più direttamente essere espressioni di una volontà popolare europea.

Mentre tutte le istituzioni europee godono di una investitura democratica indiretta, solo il Parlamento europeo è eletto direttamente dai cittadini europei, e il suo carattere di espressione della sovranità popolare europea è limitato dal fatto che la sua elezione avviene su base nazionale. Non esiste a livello europeo nessuna istituzione che possa dirsi espressione di una volontà popolare paneuropea e che possa rappresentare con dignità questo interesse di fronte ai governi nazionali.
Occorre perciò modificare le modalità di elezione del Parlamento europeo e introdurre l’elezione diretta del Presidente della Commissione europea.


Alla luce di quanto sopra, siamo convinti che Più Europa, dopo il Congresso del 25-26-27 gennaio, debba impegnarsi in concreto per:

1) Farsi promotrice degli Stati Generali della Cittadinanza europea, da tenere in vista delle elezioni europee di maggio 2019: questa sarà una occasione per coalizzare altre forze e altri soggetti interessati a lavorare su proposte per una cittadinanza europea piena e autonoma. I soggetti potranno e dovranno essere anche esterni a Più Europa, come esperti, accademici, artisti italiani e europei.

2) Includere nel programma elettorale di Più Europa una parte relativa al rafforzamento della Cittadinanza europea, ispirata alle indicazioni di questo appello, modificate da quelle ulteriori che emergeranno dagli Stati generali della Cittadinanza europea.

3) Stabilire all’interno di Più Europa un luogo deputato all’elaborazione di proposte politiche, legislative, idee di mobilitazione sul tema della cittadinanza europea - “Laboratorio paneuropeo”- : il laboratorio sarà un gruppo aperto, che lavorerà anche assistito da una piattaforma online, di iscritti esperti in materia di comunicazione, diritto della Ue, scienze sociali, esponenti della cultura e delle arti, attivisti, che collaboreranno con gli organi dirigenti del partito su questo tema.

4) Impegnare gli eletti di Più Europa al parlamento italiano ed europeo a lavorare insieme agli attivisti di Più Europa per far avanzare il tema della cittadinanza europea in tutte le sedi opportune, sia in modo istituzionale (tanto più se il prossimo Parlamento europeo dovesse assumere una funzione costituente) che a livello di attivismo e militanza, anche paneuropea.

5) Valutare la possibilità di fornire sostegno all’Iniziativa dei Cittadini Europei con scadenza luglio 2019 su “Permanent European Citizenship” (Cittadinanza europea permanente), che tratta il tema della Cittadinanza europea e mira a rendere impossibile la perdita della cittadinanza europea una volta acquisita.

6) Lavorare attraverso l’Assemblea, la Segreteria, la Direzione e con il coinvolgimento degli attivisti di Più Europa per la definizione di una proposta politica generale di riforma del regime di Cittadinanza nella UE nel segno di una cittadinanza europea piena e autonoma dalle cittadinanze nazionali, e che assicuri a tutti gli europei il godimento e la tutela dei diritti individuali, di cittadinanza e politici.

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