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JP Morgan, il colosso americano della finanza, cerca casa a Milano per sostenere ed accrescere le sue attività nel Bel Paese. Il fondo Vanguard insieme ad altre grandi aziende del settore provano a sbarcare verso la nuovissima zona di Porta Nuova. Questi sono solo alcuni dei colossi finanziari che stanno per stabilirsi nel capoluogo lombardo.

Ma come spiegarsi questo massiccio flusso verso la città meneghina? E’ presto detto. Dopo l’annuncio della Brexit, molte grandi attività finanziare che risiedevano nella City di Londra hanno iniziato a cercare casa altrove, timorose delle conseguenze dell'uscita dall’euro. Tra le mete pronte ad accoglierle, Milano si presenta come una delle più allettanti. Con il suo tessuto economico vivace, competitivo e stimolante, la città all’ombra della Madonnina potrà certamente raccogliere la sfida per diventare la nuova capitale europea della finanza. Ne è convinto anche il presidente della Consob Vegas che qualche tempo fa affermava: “Con la Brexit molte banche e imprese finanziarie dovranno in qualche modo delocalizzarsi e Milano è una città molto attraente per una serie di motivi”. Sono infatti circa 120 mila i posti di lavoro creati dal settore di banche e assicurazioni in Lombardia. “Con questi chiari di luna” continua Vegas “occorre pensare a salvaguardare questi posti di lavoro e l’arrivo di nuove società finanziarie a Milano è un’opportunità”

Attendiamo, quindi, l’arrivo di questi specialisti dell’Investment banking e dell’asset management. Una migrazione in giacca e cravatta dai lidi del Tamigi verso le sponde del Naviglio. Un piccolo esodo di prospettive e ricchezza, di opportunità e di crescita.

Ecco, quindi, la Milano di domani. Una storia, una trama, che si ripete da sempre nelle città che incominciano a scoprirsi grandi. Troppo grandi. Così grandi da non poter più nascondere le differenze, le invitabili spaccature che trasformano e riordinano il tessuto sociale. Da una parte i banchieri, le giacche e le cravatte di Porta Nuova, di Piazza Gae Aulenti, di Palazzo Mezzanotte. Le banche, la Borsa, il denaro che scorre dietro il dito di Cattelan. Dall’altra la China Town di Via Paolo Sarpi, il melting-pot di Lambrate, l’hinterland che si apre non appena Milano si stanca di inghiottire il circondario. La periferia che oggi viene raccontata e sputata nei microfoni della trap di Ghali, Ernia e Sfera Ebbasta.

Una narrazione nuova che mette di fronte a nuove sfide. Una città che scopre un futuro in forte espansione, nonostante le mille problematiche del classismo che l’ingrandirsi comporta. Uno sviluppo che ha da sempre retto sulle capacità dell’integrazione e delle differenze. Ieri i “bauscia” ed i “terroni”, oggi i manager e gli immigrati. Il capoluogo lombardo ha, quindi, tutte le carte in regola per puntare ad un ruolo di guida all’interno della comunità europea. Che vorrebbe dire un passo avanti non solo per la città, ma anche per l’intero Paese. Milano è oggi un piccolo laboratorio che sperimenta sul serio gli effetti della globalizzazione. E che riesce a tirare via dalla melma un’Italia ancora troppo ancorata ad ancestrali e cattive abitudini.

Milano è un’opportunità che si sta evolvendo. Da non trascurare e su cui poter scommettere.

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