$this->setGenerator(null); Oggi, Europa. Una conversazione con Andrea Farinet
 

 

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Maggio si avvicina sempre più velocemente. La cronaca politica si sussegue in continue dichiarazioni, affermazioni più o meno accese che segnano il tracciato degli schieramenti e delle strategie elettorali. La campagna per le europee del 2019 incombe, nella frenesia più totale di uno scenario in continuo fermento. Ad Aquisgrana, capitale del regno di Carlo Magno, Francia e Germania sigillano un nuovo accordo economico e politico: una chiara dichiarazione di forza che testimonia la voglia di Macron e Merkel di reggere il passo nonostante le tensioni sociali e politiche che ormai da tempo i due leader subiscono nei rispettivi paesi. Una decina di paesi del Nord Europa si riunisce in una nuova lega-anseatica che spinge verso una riforma dell’eurozona: una stretta sul Fondo Salva Stati e una maggiore responsabilità dei singoli stati sulle perdite. L’Italia del governo giallo-verde dei Salvini, Di Maio e Conte, chiude i porti con una drastica e sempre più pericolosa decisione, con il rischio di alimentare le esplosive conseguenze dell’immigrazione africana. Inutile poi ricordare il caso Brexit che ad oggi sembra sempre più lontano da una sua pacifica conclusione.

Ed ecco che le prossime elezioni europee saranno quanto mai decisive per definire il punto in cui oggi l’Europa si trova. Le urne dovranno fornirci risposte chiarificatrici in un contesto così incognito e sempre più eterogeneo. L’Europa che abbiamo conosciuto, con le sue certezze e le sue assolute convinzioni, potrebbe mutare radicalmente sotto i colpi di nuovi schieramenti pronti a spartirsi l’elettorato del continente.

Sarà difficile orientarsi in questo polverone che ci accompagnerà fino all’appuntamento elettorale. Il timore di poter fare una scelta sbagliata in cabina cresce giorno dopo giorno tra l’opinione pubblica. Abbiamo la necessità di cercare una luce, un barlume che possa guidarci in questo periodo buio. In questa notte in cui, forse, tutte le vacche potranno sembrarci nere. Personalmente ho provato a cercare un aiuto tra le parole del Prof. Andrea Farinet, advisor di alcuni grandi fondi di private equity italiani e internazionali e consigliere d’amministrazione di grandi famiglie imprenditoriali italiane, autore di numerosi scritti sull’economia dell’innovazione, sulle nuove tecnologie per la digital transformation e sul futuro dell’economia italiana ed europea. Oggi è docente del mio corso di Sociologia e Psicologia del Consumatore all’Università Carlo Cattaneo di Castellanza (Va). Ho pensato che fosse necessario il suo aiuto perché oggi l’elettore (come il consumatore) chiede e pretende un dialogo “two-way” con chi offre e promette: stanco di un rapporto uni-direzionale che per ora ha beneficiato soltanto la controparte, il cittadino/consumatore sposta la sua ricerca verso una proposta sostenibile, attenta alle sue necessità e che provi a conquistare la sua fiducia nel lungo termine. Che non provi costantemente a fregarlo, ma che collabori con l’interlocutore nella scoperta dei suoi bisogni. Bisogna iniziare con il ragionare e dialogare sul futuro dell’Europa” spiega il Prof. Farinet durante la nostra chiacchierata a fine lezione “Noi dobbiamo tantissimo all’Europa perché qui, ad esempio, è nata la tutela europea del consumatore. Un progetto come quello europeo non ha eguali e Jeremy Rifking  nel suo libro “Il sogno Europeo” lo pone addirittura al disopra dell’più celebre “amaerican dream”. E‘ paradossale essere critici verso un sistema che ha garantito la pace per settant’anni. Crescita economica, equità sociale, redistribuzione del reddito. Sono queste le parole chiave verso cui dirigerci per affrontare al meglio le richieste della nostra domanda. Le difficoltà naturalmente esistono e non sarà facile agire in un sistema cha ha subito una fortissima burocratizzazione, ma bisogna trovare un modo che garantisca più vicinanza verso il singolo.

Invece di approcciare il problema il marketing politico io oggi parlerei ed utilizzerei il neologismo “socialing”. Perché le leggi della domanda e dell’offerta non danno risposte esaustive in questo contesto poiché il mio obbiettivo non è una sterile ricerca di mercato, finalizzata all’accaparrarsi dati e statistiche funzionali solo all’offerta. Il punto di partenza sono i nostri interlocutori cioè i cittadini: quali sono i problemi? Dove sono i fondi? Chi e come li utilizza? Ripeto, oggi la conoscenza e la vera ricerca deve partire dalla domanda, sempre più abbandonata nella degenerazione del marketing politico e dei focus group che puntualmente vengono ripresentati tali e quali nelle varie città e territori.” Chiedo poi al mio professore quali siano le immagini e i driver emotivi che lui, i suoi genitori e i suoi figli hanno e hanno avuto sul concetto europeo “Io nasco in un contesto che vede l’estrema necessità e la bellezza di un concetto europeo. La crisi è stata strutturale e bisogna studiare un modello economico europeo nuovo, su basi e paradigmi completamente diversi. Non ci possono essere utili né il capitalsmo o il collettivisimo socialista. Si deve studiare una nuova architettura sociale che possa guardare al digitale e che possa creare una nuova cittadinanza digitale europea. L’idea dell’area Schengen e delle frontiere aperte ci offre una grande quantità di soluzioni nuove. Usando una metafora direi che la nostra è una prateria di opportunità. I miei genitori invece vedevano un’ opportunità di pace mentre, oggi, i miei figli guardano alla possibilità di spostarsi e viaggiare in un fine settimana percorrendo con la stessa facilità le distanze e che venivano percorse dai nostri genitori durante le gite fuoriporta. Per loro Europa vuol studiare e parlare nuove lingue.”

Due visioni diverse, che ci fanno capire come oggi sia cambiata velocemente l’Europa ed il suo contesto sociale. Ma non per questo il sogno europeo di Spinelli perde il suo fascino. C’è molto da fare e sono molte le difficoltà dovute alla miopia di chi non ha lavorato nella giusta direzione. Ed il distacco che si respira tra noi e il fascino di questo progetto è innegabile. Ma mai smettere di sentirsi europei. Perché esserlo vuol dire opportunità, forza, comunità. Sensazioni e valori a cui io non sono disposto a rinunciare.

Andrea Farinet

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