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Mino Bianco e la sua passione per la danza

Mino è un ragazzo giovane che ha già una sua scuola di danza “Danza e Passione” a Carmiano (LE), le sue idee, i suoi sogni, e i suoi pensieri li abbiamo raccolti in questa intervista.

 

Come e quando nasce la passione per la danza?

Fin da quando ero piccolo... i miei genitori mi invogliarono a frequentare un corso di standard e latino americani. Negli anni ’90 era di moda nei paesi di provincia il liscio, il frac e le piume, anche se io avrei preferito fare pallavolo. Eppure qualcosa colpì il mio cuore e la danza divenne una vera e propria passione… che successivamente per un po’ di tempo abbandonai, con il passare del tempo alcune mie amiche ballerine mi suggerirono di provare la loro scuola che, così, da lì a poco diventò anche la mia.  

 

Come nasce la scuola Danza e Passione?

É nata come realizzazione di un sogno, dopo tanto studio e sacrifici, ma anche un po’ per coincidenze. Circa dieci anni fa, l’istruttrice di una palestra, mi vide esibire durante uno spettacolo e mi propose di andare ad insegnare a Lecce... accettai, anche perché era l’anno in cui mi sarei dovuto trasferire. Ho iniziato ad insegnare che avevo solo 19 anni con tutte le paure e i dubbi dell’età... poi la laurea e nel frattempo due diplomi di formazione presso l’accademia di Bari e Latina.

 

Com’è strutturata la scuola?

La scuola nasce con i corsi di moderno e hip-hop, le mie due discipline, nel corso degli anni, ho inserito danza classica e breakdance con altri collaboratori, e pilates, zumba, danze caraibiche, ginnastica dolce e fitness.

 

Quindi la danza è studiata in tutte le sue sfaccettature?

L’obiettivo è offrire delle basi solide per tutte le discipline, affinché, arrivati alla maturità artistica e anagrafica ogni allievo possa scegliere il percorso da intraprendere, com’è già successo con una nostra ballerina che attualmente studia presso la Bounce Factory di Roma. Il mio intento è di creare artisti versatili e che si lascino plasmare il più possibile dai docenti, infatti i ragazzi vengono continuamente sollecitati a svolgere più materie e più giornate di studio possibili.

 

Organizzate stage all’interno della scuola?

Da 2 anni portiamo avanti il Grow up Dance Project, ovvero una serie di workshop con ospiti a livello nazionale e internazionale. Nella prima edizione abbiamo contato 4 appuntamenti, quest’anno ben 7, soprattutto di hip hop e classico.

 

Secondo te, la fisicità può essere un limite?

Assolutamente no! Alla base di questa meravigliosa arte ci deve essere il cuore, pronto a parlare di se senza maschere e filtri. Una delle protagoniste del mio saggio di quest’anno, per esempio, è una ragazza che non rientra nei classici canoni della danza. Non è il corpo a farti ballerino, ma quello che trasmetti quando danzi. Ovviamente ogni contesto ha dei canoni e delle regole da rispettare, ma io credo che la fisicità non dovrebbe essere un ostacolo o peggio ancora un limite.

 

Ci puoi parlare del saggio che farete fra pochi mesi?

Il saggio sarà il 2 luglio alle 20:00 presso il Politeama Greco di Lecce. Il titolo è “Anna-Vive solo chi osa sognare” un’operetta scritta da me, dove verrà rappresentata la storia di Anna, una ragazza umile e testarda che tenta di inseguire un sogno, con un percorso di vita non semplice.

 

Quali sono gli obiettivi futuri di Danza e Passione?

Il principale è far uscire da questa scuola tanti ragazzi indirizzandoli verso realtà accademiche internazionali e nazionali. Un altro obiettivo della scuola è creare una compagnia di ballerini e abituare il pubblico salentino ad uno spettacolo diverso (tipo musical o uno spettacolo di contaminazione moderno-hip-hop), rispetto a quello che è abituato, cosa che già facciamo con i saggi.

 

Quali sono le migliori scuole qui in Italia?

Dipende dalla disciplina in cui ci si vuole specializzare. In ambito classico per esempio abbiamo: Opera di Roma, Balletto di Roma, San Carlo di Napoli e la Scala di Milano. Per l’hip-hop e il moderno invece esistono tante realtà private ma di livello internazionale come: la Bounce Factory, UDA e il DAF di Roma, Moma, Ormars Lab e Mas di Milano.

 

Cosa ne pensi del programma televisivo Amici?

Ci ha aiutato tantissimo, ha abbattuto molti pregiudizi che c’erano sulla danza, soprattutto sul ruolo degli uomini, ed ha allargato la comprensione e la fruizione di quest’arte ad un pubblico molto vasto. Dall’altro punto di vista credo che crei un po’ di confusione, perché si dovrebbe mettere in risalto la preparazione e la formazione dei ballerini e in un secondo momento lo spettacolo che a tratti dovrebbe essere più sobrio e canonico. Premetto che ciò che vediamo è incantevole tanto da far invidia, ma a volte si trasmette l’idea di una danza che ha bisogno di tanta scenografia di tanti ballerini per essere forte, invece si può emozionare e colpire anche con una sola persona sul palco vestita color carne che balla e vive una coreografia, come i passi a due di un tempo dell’insegnante Celentano o di Steve La Chance.

 

Cos’è per te la danza?

Tutto. Quando smetterò di ballare possono anche ammazzarmi. La danza coincide con la vita del ballerino stesso, ti prende talmente tanto che è un continuo pensare ad essa. Io ho rinunciato a fare il ballerino per seguire l’insegnamento. Più volte ho avuto occasioni nella vita di seguire un percorso come danzatore, ma sentivo dentro di me una passione all’insegnamento, e a distanza di tempo credo che sia stata la scelta più giusta che io abbia mai preso.

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